DECAPITATION ISLAND

Titolo originale: Onna-ro hizu
Traduzione titolo: / 
Anno: 1970
Regia: Toshiaki Tahara
Sceneggiatura: /
Cast:  Masakazu Tamura, Maya Kitajima, Reiko Kasahara

Violenza:

Sesso:


Trama:
L’ isola di Nenbutsu nel mare di Shiranui è tristemente nota con il nome di “Isola delle Donne” o “Isola della Decapitazione”. Si tratta di un penitenziario dove 14 detenute e 5 guardie vivono sulla piccolissima landa montuosa, le donne sono stipate in una capanna pulciosa e sono costrette ad eseguire tutti i lavori più umili. Se qualcuna delle detenute sgarra, tutte assieme vengono messe in una piccola stanza dove un braciere bolle l’ acqua che fa alzare la temperatura e il vapore fino a livelli insopportabili. Nel caso di tentata evasione la punizione consiste nella decapitazione. E’ qui che vengono esiliate Okyo (Maya Kitajima) e Oran (Reiko Kasahara) portate dalla nuova guardia Santarô Isahaya (Masakazu Tamura), un samurai che è stato degradato da ispettore a semplice guardia e spedito anch’ esso sull’ isola. Dopo una violenta tempesta viene rinvenuto il cadavere di una ex detenuta in abiti da prostituta.

CLICCA SUL VIDEO PER GUARDARE IL FILM COMPLETO

AUDIO:  SUB:

GALLERIA:

Recensione film:
Un film davvero particolare questo Decapitation Island (o anche Island of Horrors) che rappresenta una piccola perla da scoprire. La pellicola appartiene chiaramente al genere filone pinku (erotico) degli anni ’70 diffuso principalmente dalla casa di produzione Nikkatsu (questo invece è della Daiei), tuttavia questo film può vantare di non esprimere quella classica puerilità che spesso conduce l’ occhio dello spettatore alla sola ricerca del nudo o della violenza. Al contrario, siamo davanti ad una sceneggiatura di qualità che primeggia sugli stilemi più espliciti e più crudi del genere. In sintesi, questo film è un vero e proprio film, e non solo un pretesto per mostrare nudità. Ha un’ ottima fotografia suggestiva, una sceneggiatura fluente e interessante, e tutti gli attori nonostante non siano questi grandi nomi, sono assolutamente convincenti e ci regalano un’ ottima interpretazione. Le scene di tortura e di nudo non mancano (nonostante siano leggerine per un appassionato del genere abituato a visionare sevizie su corpi inermi su celluloide) e le tappe minime del più classico women in prison vengono comunque raggiunte. Risse tra detenute, torture e sevizie delle guardie, vendette personali che iniziano fuori dal carcere e si consumano dentro. Quello che manca è la visione esplicita di sangue e sesso, ovviata da vari trucchi cinematografici. Strano ma vero, e addirittura incredibile, che un film così lo abbia girato questo Toshiaki Tahara di cui non vi è riportata traccia di altre opere. Possibile che un film girato così bene sia la prima (e l’ ultima) esperienza di un regista, o che si tratti di un presta nome?


Home video:
/
Reperibilità:


Consigliato a:
 chi cerca una variante dal solito softcore
Sconsigliato a: chi si aspetta 123 minuti di budella rotolanti

Lascia un commento