NINJA SCROLL (OAV)

Titolo originale: Jubei Ninpūchō
Traduzione titolo: /
Anno: 1993
Regia: Yoshiaki Kawajiri
Sceneggiatura: Yoshiaki Kawajiri
Studio: Victor Company of Japan, Toho, Movic Inc. Madhouse

Violenza:

Sesso:

Trama:
Jubei Kibagami è un ronin che vagabonda per il Giappone feudale in cerca di lavoro. Kagero è una ninja del clan Koga, la sua abilità peculiare è di essere impregnata per tutto il corpo di veleno. Il turbolento incontro tra i due sarà solo il primo di innumerevoli occasioni che portano i due guerrieri a salvarsi la vita a vicenda. Entrambi finiscono infatti in un complotto di palazzo architettata dal clan Toyotomi per rovesciare lo shogunato dei Tokugawa. I Toyotomi hanno infatti assoldato il temibile clan demoniaco dei Kimon per recuperare un tesoro nascosto ed ottenere così le risorse monetarie per dichiarare guerra ai Tokugawa.

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AUDIO:  

Recensione film:
Ninja Scroll è un vero mito dell’ animazione giapponese. Uno di quegli OAV che, come Akira e Ghost In The Shell, vengono presi a esempio quando si vuole elogiare la creatività e l’ originalità del mondo degli anime. Il merito principale di questo capolavoro va al regista Yoshiaki Kawajiri che ha scritto di suo pugno la storia, ispirandosi alle scritture intitolate “Ninpūchō” di Futaro Yamada e mixando la creatività di un anime fantasy assieme ai grandi classici del cinema di samurai. Impossibile non pensare per esempio a Shogun’s Samurai guardando il copricapo tagliuzzato di Jubei, esattamente come quello di Tetsuro Tanba nel film del 1978. Questo, e tantissimi altri dettagli che fanno di Ninja Scroll un’ opera estremamente studiata e allo stesso tempo dotata di un ritmo a dir poco senza sosta. Un’ altra esperienza estasiante riguarda tutto il comparto visivo, sia dal punto di vista della fotografia (soprattutto del sapiente ed accurato uso dei colori), sia per la velocità delle animazioni durante le scene di azione, sia per quanto riguarda il character design di una potenza straordinaria. C’ è un’ aspetto che rischia di passare inosservato dinnanzi a cotanta potenza visiva e dinnanzi ad un così ricco numero di personaggi: la caratterizzazione dei due protagonisti. Da una parte c’è il classico ronin senza macchia che rientra, senza sgarrare di una virgola, dentro agli stilemi cinematografici del lupo selvaggio bello e maledetto, poi abbiamo un’ assassina che si vede come un mostro, un’ assassina che dovrebbe avere il cuore gelido che nasconde una disperazione immensa, poichè chiunque si unisca con lei è destinato a morire, anche solo tramite un bacio (essendo lei piena di veleno). Una maledizione corporea, una sofferenza interiore che dà molto più carattere al personaggio femminile che a quello maschile, che appare come un mero esecutore di tecniche di spada, fedele in qualche modo al codice del bushido, ma nulla di più. Per concludere, non posso dimenticare di segnalare che dentro agli intrighi politici e agli scontri di spada c’è anche lo spazio per del sano e oscuro horror. Non per niente Yoshiaki Kawajiri è l’ autore di opere a sfondo orrorifico come La città delle bestie incantatrici, Demon City Shinjuku: la città dei mostri.

Curiosità:
1)10 anni dopo dall’ uscita di questo lungometraggio è stata prodotta una serie animata di 13 episodi che rappresentano una specie di reboot dell’ opera principale, la serie è stata supervisionata sempre da  Yoshiaki Kawajiri.
2) Kagero indossa lo stesso abito rosso che Meiko Kaji indossa nel film Lady Snowblood del 1973.

Reperibilità:

Consigliato a: quelli a cui piacciono le storie ambientate nel Giappone feudale
Sconsigliato a: chi cerca un’ ambientazione moderna che parli di temi moderni

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