TOKYO TRASH BABY

Titolo originale: Tokyo Gomi Onna
Traduzione titolo: La donna-spazzatura di Tokyo
Anno: 2000
Regista: Ryuichi Hiroki
Sceneggiatura:  Ryuichi Hiroki
Cast: Mami NakamuraKazuma SuzukiKo Shibasaki


Violenza:


Sesso:


Trama:

Miyuki (Mami Nakamuraè una ragazza introversa e solitaria che lavora in un cafè, è segretamente innamorata di Yoshinori (Kazuma Suzuki) che abita tre piani sopra di lei nello stesso condominio. Yoshinori è un musicista belloccio che si porta a casa un considerevole numero di ragazze, per poi lasciarle un paio di giorni dopo. Miyuki è troppo timida per dichiararsi e così preferisce portarsi a casa la spazzatura di Yoshinori, ne esamina accuratamente il contenuto e lo colleziona ordinatamente. La ragazza, a suo modo, comincia ad inserirsi nella vita di Yoshinori.

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Recensione:
Tokyo Trash Baby è un film estremamente garbato ritagliato attorno ai sentimenti di una giovane donna dal carattere timido e introverso, rappresentante a giusto titolo di un’ enorme fetta di popolazione nipponica la cui condizione sociale di isolamento è spesso sinonimo di comportamenti socialmente sconvenienti o addirittura riprovevoli. E’ singolare che per una volta questi comportamenti ossessivo compulsivi e moralmente additabili come disgustosi, siano compiuti da una gentile ed esile figura femminile, per la quale lo spettatore (in gran parte parlo per me) è naturalmente portato a provare tenerezza e pena piuttosto che sentimenti negativi. Il film scorre con la propria moderata lentezza (data più che altro dalla ripetitività) tracciando un mosaico della psicologia della protagonista, la cui vita, seppur apparentemente anormale, scorre monotona e nella speranza di un cambiamento. Il desiderio infantile di vivere una realtà di sogno crea un involucro di illusioni che permea la mente della giovane Miyuki che non fa nulla per dare significato alla propria vita se non appunto crearsi una non-vita in funzione di qualcosa di virtuale come l’ amore per una persona verso la quale non si ha la minima intenzione di conoscere realmente. Mi è quindi automatico chiedermi se il signor Ryuichi Hiroki abbia voluto lanciare un sasso nell’ acqua rispetto all’ argomento “isolamento sociale” oppure voleva semplicemente raccontare un’ assurda storia d’ amore. Il girato segue lo spirito del film: estremamente garbato e nonostante una certa lentezza e ripetitività nello svolgersi degli eventi, la visione completa è un traguardo al quale si giunge senza alcuna sofferenza. Alla fine mi sento di consigliare questo film a tutto il pubblico femminile e in particolare a chi cerca qualcosa di curioso e psicologicamente denso a cui appassionarsi per un’ ora e mezza di normale anormalità giapponese.

Reperibilità:
Consigliato a:
 chi si sente romantico/a e disagiata/o allo stesso tempo
Sconsigliato a: chi è alla ricerca di giappodeliri tipo tokusatsu