ZERO WOMAN: RED HANDCUFFS

Titolo originale: Zeroka no Onna: Akai Wappa
Traduzione titolo: La Donna dello Zero: Manette Rosse
Anno: 1974
Regista: Yukio Noda
Sceneggiatura: Fumio KônamiHirô MatsudaTooru Shinohara
Cast: Miki SugimotoEiji GôTetsurô Tanba


Violenza:


Sesso:


Trama:

Rei (Miki Sugimoto) è un’ agente della polizia che nel corso di una missione finisce per uccidere un diplomatico straniero che si divertiva a seviziare giovani innocenti. Viene messa in carcere per poi essere scarcerata poco dopo, alla condizione esclusiva di risolvere un caso di rapimento. Le sue abilità sono le uniche in grado di risolvere un caso così delicato nella massima segretezza (con le sue letali manette rosse e la pistola rossa che tiene sempre nascosta). Si tratta infatti del rapimento della figlia di un importante politico (Tetsuro Tanba) il quale, in corsa per la presidenza, vuole evitare qualsiasi tipo di scandalo.

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Recensione:
Incredibile, questo film è veramente un’ opera artistica che unisce una fotografia così pittorica e spietata allo stesso tempo (magnifici sia i colori accesi e contrastanti che gli squarci obliqui, titoli di testa da impazzire) da non avere neanche il tempo di ammirarla, presi come siamo dall’ incessante susseguirsi di azione, di lussuriosi atti carnali e di sanguinarissimi omicidi (con un bodycount che arriva a 19 morti ammazzati!) in questo prototipo del pinky violence (genere battezzato dalla Toei che voleva aggiudicarsi una fetta del pubblico dei roman-porno della Nikkatsu. Storie popolari di situazioni difficili con abbondante aggiunta di nudità femminili) che esce assieme al primo capitolo della fortunata serie Female Prisoner Scorpio (tra l’altro durante il film l’ attore Eiji Gô indossa un cappello molto rassomigliante a quello comunemente indossato dalla protagonista della serie Sasori) . Entrambe le pellicole sono ispirate alle opere cartacee del mangaka Toru Shinohara. Zero Woman: Red Handcuffs fu il capostipite di una serie di 10 film dedicati all’ agente segreto Rei, solamente che i primi sequel vennero realizzati a metà degli anni ’90 con attori completamente diversi. Questi sequel hanno sicuramente una dimensione più scadente e sono tutti opere direct-to-video, create cioè esclusivamente per il mercato home video. L’ ultima di queste pellicole è uscita nel 2007. Voglio dedicare ora questa ultima fase di recensione a un tarlo che ho avuto nella testa durante tutto il film: entrambi Zero Woman: Red Handcuffs e Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare sono usciti nel 1974. Tutti e due i film, se escludiamo la presenza della protagonista, hanno un’ infinità di scene in comune!! Quasi l’ intero plot narrativo! Eppure nessuno dei due film è ufficialmente uscito nei reciproci paesi quindi chi ha copiato chi? L’ unica soluzione minimamente plausibile che mi viene in mente è che la sceneggiatura di Ernesto Gastaldi ha copiato (forse) quella del film nipponico, essendo il manga più vecchio del poliziottesco italiano. Certo, dubito che Ernesto Gastaldi fosse un appassionato di manga e che sapesse leggere il giapponese, ma vi giuro è incredibile come le scene e i personaggi siano simili! Nel film giapponese ascoltiamo anche la frase “La polizia non può uccidere…” , in più aggiungo senza voler bestemmiare che l’ interpretazione di Eiji Gô è all’ altezza di quella del nostro Tomas Milian e i loro personaggi sono pressochè identici anche se quello di Milian ha sfumature più patetiche. Un bel mistero!


Home video:
Constantin Film (1977) (West Germany) (theatrical), Cultmovies (2004) (Germany) (DVD Discotek Media (2005) (USA) (DVD), Toei Company (all media), Toei Video Company (2011) (Japan) (DVD)

Reperibilità:
Consigliato a:
 fan dei generi pinky violence e girl’s and guns, persone in cerca di emozioni
Sconsigliato a: persone prive di peli nello stomaco